Ho già avuto i miei 16 anni quindi non mi va di perdere tempo con gli Enemy.
Ho ancora negli occhi e nelle orecchie i concerti di Arcade Fire e Daft Punk per aver voglia di pagare per qualsiasi altra esibizione.
Resto dell'idea che i Go! Team e i Coral siano le uniche band degne di menzione uscite negli ultimi dieci anni dall'Inghilterra.
Se i dj indie mettono i These New Puritains e Coccoluto Alive dei Daft Punk voto Coccoluto.
Il nu-rave non è mai esistito, o meglio esiste ogni 4 anni. Come il new rock, il new garage, il new brit pop, nu acoustic, il nu folk e il nu pizzica e taranta.
Perchè i pezzi più fichi dei Justice sono i rmx che non sono nell'album?
I !!! sono un gruppo, i Rapture attuali stanno al punk funk come i Franz Ferdinand del secondo cd all'innovazione.
C'è ancora bisogno dei Kasabian? No, esistevano già gli Spacemonkeys e i Puressence.
Se devo ascoltare i Franz Ferdinand mi ascolto i Duran. Big Thing dei Duran è il primo album nu rave della storia. E non cacate il cazzo.
L'ultimo di M.I.A. è bocciato.
Perchè non sento il bisogno di ascoltare il 90% degli album appena usciti?E sopprattutto vivo bene.
Ormai alle serate mettiamo anche bimbo mix tanto l'età è quella e ci sarebbe un pò più di originalità.
Devo e Gang Of Four.
Ho ricominciato a comprare dischi originali. Cazzi vostri.
Ho visto dal vivo gli Horrors.
Non c'è bisogno che tutti debbano affermare il proprio pensiero musicale.
Proprio ieri sera si discettava di tempi che furono, che peccato non torneranno mai, anzi forse è meglio che non tornino e restino immacolati nell'ambra della memoria. Però questa ci voleva, perché non si parla di elefanti col panzone e disfunzioni di prostata, bensì di una band che ha tracciato solchi fondamentali nei nostri amati anni '90. Basta commenti:
In una breve intervista alla Gazzetta di Pahvma di oggi (intitolata «Io, il rock italiano contro lo strapotere angoloamericano» -sì, scritto 'angolo'- e sottotitolata «Perché i media non dicono che sono cari anche i jeans firmati?»), Vasco Rossi ha rilasciato, tra le tante, dichiarazioni dai toni discreti:
"Per colpa di quel pazzo drogato di Hitler, abbiamo patito 40 milioni di morti e una cultura dominante (quella angloamericana, ndBlogger)". "Nella nostra società, oggi solo la musica unisce". "Stavolta non userò l'elicottero, ma visto che l'Heineken Jammin' Festival si svolge a Venezia arriverò sul palco camminando sulle acque".
Il succo dell'articolo sta qui, non mento, non potendo farne copia/incolla perché l'abbonamento minimo online per poter sfogliare l'opulento quotidiano pahvmense si attesta sui 50 eurE trimestrali. Ma volevo comunque pubblicamente ringraziare, con una breve missiva, il rocker di Zocca per le sue illuminanti riflessioni:
"Grazie Vasco per avermi aperto gli occhi. Avevo proprio sbagliato a nutrirmi esclusivamente di musica anglo-americana per quindici anni, credendo che vivesse e si sviluppasse su standard che in Italia vengono solitamente recepiti (le volte in cui accade) con ritardi trenitalici e quando ormai divenuti formule abusate altrove. Ero accecato nell’aggiornarmi continuamente per costruire una cultura personale che andasse da Buddy Holly a Bowie, da Kinks o Four Tops a The Smiths o MC5, da Bacharach o Blondie a Pulp o Prodigy, e dozzine di altri ancora. Tutta spazzatura importata da una “cultura dominante” capace solo di produrre imperialismi politici e mentali, società disumanizzate, musica usa e getta e, come non bastasse, anche dosi XXL di triglicerici cibi di merda. Tutta colpa di quel “pazzo drogato di anfetamine” di Hitler che magari fosse crepato d’overdose (che detto da chi ha fatto dello sballo una professione di vita suona di una coerenza inattaccabile), invece di doverlo ringraziare di esser stato lui stesso causa stimolatrice degli agenti che lo hanno liquidato dalla Storia. Poteva pensarci prima, ché al limite gli si lasciava rieducare un milione di ebrei in più, ma almeno non avremmo dovuto subire le disastrose conseguenze dell’”inciviltà” anglofona. E grazie Vasco, per non infarcire mai le tue canzoni di qualunquismo rockeggiante e poetica a prezzi stracciati, che affratellano l’avariata umanità degli sms che sentenziano “VsC 6 MItiKo” o “trPp il MiGlr”. Grazie, anzi, per consigliare alla “gente comune che cerca di vivere una vita normale” diffidenza per “chi crede di avere la vita garantita” e magari si procura musica tramite “lo scaricamento illegale, che è un furto”. Perché nonostante ciò tu puoi dire“sopravvivo comunque”, aggiungerei stoicamente ed onestamente, pur avendo “investito oltre 15 mln di euro” per il tuo nuovo, discreto show, per il quale hai meritoriamente stabilito prezzi proletari a partire in media dai 37 euro in su. Insomma grazie, Vasco, perché nel mondo della “civiltà assediata dall’inciviltà” abbiamo bisogno di esempi dalla granitica forza morale, mica di tronfie bocche larghe che predicano da Dio e razzolano disastrosamente."
Noi che eleggemmo Milano 'città dell'anno' in tempi non sospetti. Noi che ci davamo appuntamento in Zampetti con sedicenti teppisti meneghini per regolare certi conti in sospeso. Noi che abbiamo progettato ed attuato i nostri piani di conquista fin su Via della Spiga. Noi che si va a San Siro in tribuna autorità facendoci segnare in "lista Silvio+4". Noi che al Plastic si sorseggiavano drinks in privé (senza bamba) con Paul Banks e Kele Okereke. Noi che coniammo il binomio descrittivo di una generazione "burattini di Myspace e manichini di H&M". Noi che raccontammo l'epopea di Myspace mentre ormai stava "diventando più popolare della figa", solo per lanciare cotal espressione divenuta ora proverbiale. Noi che fustighiamo le mode quando ancora sono più underground (colgasi qui la polisemia dell'aggettivo) del Parma trionfale del cav.Tanzi. Insomma, noi, dall'evidente posizione di anticipatori della cosa, non potevamo non dire la nostra ed esprimere una preferenza tra "Milano is burning" e la cugina terrona "Corsico is burning". "Mi faccio le foto da solo e le metto su internet": ci abbiamo campato talmente a lungo su simili soggetti, che risulta automatico provare simpatia per questo figlioccio spirituale. Tranquillo, ti facciamo entrare noi la prossima volta.
47 euro, un pacchetto di arachidi, un bicchiere di aranciata, un enorme sedile rosso dove chiudere gli occhi per un quarto d’ora al riparo dal freddo, dalla nebbia e dalla pioggia mi hanno fatto giungere alla conclusione di quanto sia brutto il non poter essere quello che si vuole essere. Probabilmente sono troppo masochista, o vivo ancora in una sorta di bolla, per non accorgermi che da qualche tempo a questa parte sto letteralmente gettando alle ortiche la mia patetica esistenza. Sono troppo legato a congetture e ipotesi troppo inverosimili,a teoremi troppo astratti, e cose troppo futili per accorgermi che non raddrizzerò mai nulla. Insomma le mie continue e contorte ricerche a chimere irraggiungibili non si concretizzeranno mai, ma soprattutto non sono neanche capace di accorgermi che il gettare anima e corpo, per non pensare alle cose serie, in cose futili continua a farmi stare peggio.
Alla fine della futilità tutto ritorna puntualmente come, anzi peggio di, prima e il dolore è sempre più forte. Poi mi sono anche rotto le scatole degli arrivisti e delle primedonne, ma questo non è il punto del discorso. Vorrei, come scriveva qualcuno tempo fa non mi ricordo dove, prendere se esistesse un qualcosa che faccia dormire per 20 ore di fila al giorno. Quando dormo almeno non devo mettere la maschera, Si perché mi sono stancato di dover far sempre finta che mi vada sempre tutto bene, che sia sempre allegro e sorridente, pronto a dire e a fare cazzate, di essere sempre disponibile e buono con tutti. Si insomma mi sono stufato di dover camuffare la realtà. I fatti sono che da un anno e mezzo non sono più l’allegro bambacione o lo scemo del villaggio. Solo che vorrei qualcuno se ne accorgesse, non dico per risolvere i miei problemi tanto sono rassegnato pure io a non potere uscire da questa situazione, ma anche solo per andare a bere un cappuccino in uno squallido bar di un centro commerciale come quello in Zombi di Romero. Nessuno se n’è accorto, ma la cosa che mi piacerebbe è che almeno fossi accettato per quello che sono. Un patetico depresso irrealizzato che avrebbe bisogno di attaccarsi a qualsiasi tipo di scialuppa di salvataggio, invece di continuare a far finta che non succeda nulla.
Insomma sono stanco di dover sembrare quello che ero e ora non sono più, sono arrabbiato che io debba sempre mettere una pezza ai problemi altrui e nessuno sappia i miei, sono nauseato dal dover avere sempre il sorriso in bocca o la battuta pronta quando invece avrei bisogno di una spalla su cui piangere, sono indignato che la gente non capisca mai nulla. O che nessuno abbia mai avuto il minimo presentimento di questa situazione.
Giorno dopo giorno, mese dopo mese, chilometro dopo chilometro non cambia proprio nulla. Anzi la voragine che ho dentro di me è sempre più grande e mi divora sempre di più. Insomma vorrei essere trattato, o capito, per quello che sono. Gradirei avere anche qualche ricevuta di ritorno delle migliaia di favori che ho fatto a molti e che prontamente se ne sono sbattuti del sottoscritto già dal giorno dopo.
Non voglio commenti, visto il livello così basso di cervelli che ha commentato gli ultimi miei post senza sapere o capire un cazzo, e quindi li tolgo.
Vorrei solo essere capito, e magari trovare qualcuno di cui fidarmi anche solo per tirare fuori tutto lo schifo che è imprigionato dentro di me da un po’ di tempo. Vorrei essere capito per quello che sono in questo momento e probabilmente lo sarò per un bel pò. Uno che non sarà mai quello che vuole davvero essere. E non come “il normale tranquillo bravo ragazzo”. Perché sono esattamente l’opposto.
Ci duole il cuore dover rompere il tentato record di assenza più lunga di un nuovo post dalle nostre pagine, e per di più doverne concedere l'onore ad una band di merda come i Kaiser Chiefs. Ma la tentazione è stata irresistibile di fronte a tali dichiarazioni: linkE.
Un po' come se Costantino puntasse il dito inquisitore contro la superficialità della tivvù attuale.
E' inutile discutere di musica per l'anno appena esaurito. Negli ultimi 365 giorni non è uscito nulla che mi abbia toccato neanche un millionesimo del primo ascolto di "Funeral" nel corso dell'anno precedente. La conclusione è una: Funeral e gli Arcade Fire sono musica, la roba uscita quest'anno non so cosa sia ma non è paragonabile e assimilabile neanche per sbaglio nella stessa categoria. Trovate voi la parola per catalogarla. Quando la troverete ditemelo che avrò da fare figli e figliastri anche lì.
Concludo solo citando altri oscar:
Concerti dell'anno: Flaming Lips @ Villa Ada, Roma, Daft Punk - Super Furry Animals - Happy Mondays - Primal Scream - Shout Out Louds @ Summercase Festival, Barcellona, Soulwax - 2 Many Dj's @ Igea Marina (Rimini), Mogwai @ Teatro Romano di Ostia Antica, Dinosaur Junior @ Qube, Roma.
Città dell'anno : Milano
Migliore canzone dell'anno: lo scalcinato radio rip di Intervention degli Arcade Fire.
Il Gran Consiglio del Magic Bus augura a tutti i nostri lettori, dai più affezionati ed acritici ai più antipatici e cagacazzi, un sereno ed iperglicemico Natale. Godetevi questo ascesso di buonismo di circostanza, perché col nuovo anno torneremo più infami, bastian contrari ed autoreferenziali che mai.
Sarebbe già tempo di star qui a sputare le nostre arroganti classifiche discografiche sull’anno che sta tramontando. Questo ne è un antipasto, sebbene monografico. Avevo scordato queste righe, vecchie di lunghi mesi, in parte appuntate su foglietti volanti ed in parte figlie di considerazioni ben radicate, ma non ancora assicurate nero su bianco. Le avevo promesse a Franceschetto in un indimenticabile weekend di marzo, fatto di “Kooks a mano armata” e “ahò, raccontatece ‘sta storia”. Le espongo ora, con clamoroso ritardo:
Ah, mi ero proprio dimenticato: a me piacciono gli Arctic Monkeys. Sì, proprio quelli, il gruppo di cui più si è parlato e scritto nel 2006. Pensavo fosse meglio spiegarmi a riguardo su questo nostro blog, che ne ha sia raccontato in epoche remote i primi passi sul web, sia sbertucciato l’epos di band salvatrice dell’universo via via gonfiatosi e propinato prima e dopo l’uscita dell’album. Innanzitutto: perché tutto questo generale affannarsi sugli AM, questo successo molto più che annunciato? Se si esce per un secondo dall’ottica semplicistica del trionfalismo indotto dall’hype e si rivede il tutto sotto lo sguardo di quanto ho elencato sopra, si comincia a capire. Sono canzoni che parlano di quello che tutti vivono nella realtà, ma, come al solito, ti ci vuole uno che le sappia descrivere al meglio per renderlo in immagini concrete e non inconsce. D’altronde, questo è il ruolo riconosciuto dell’artista, no? Chiedersi poi perché il Regno Unito possegga questa inspiegabile predisposizione a sfornare gruppi che lasciano il segno e perpetuano l’epopea rock, consolidandone di continuo lo status di riconosciuta ed influente espressione culturale della nazione, sarebbe un discorso troppo più ampio. Qui basta prendere atto che gli AM sono, piaccia o meno, gli ultimi eredi della suddetta tradizione.
Ho spesso pensato che i motivi del mio giudizio positivo siano profondamente legati alla mia personale esperienza, quindi non pretendo affatto che possano valere ugualmente per tutti. Si tratta di ricordi, ora limpidi ora alterati, di un anno vissuto proprio lì tra quei clubs dove non ti conviene fare lo stronzo in the queue per non aver problemi coi bouncers. Tra quei taxi dotati di red lights, in cui ti conviene entrare senza il vassoietto di polistirolo debordante di chips affogate in gravy, se non vuoi far alterare l’altrimenti piacevole autista indo-pakistano. Tra quei cashpoints luoghi privilegiati per probabili risse tra persone rese dall’alcool burattini sgangherati nell’epidemica recita del binge drinking. E, soprattutto, tra quei dirty dancefloors su cui è categorico lo sfidarsi a glances con la girlie mezza sudata, armata di un gran paio di cosce nude e del Tropical Reefarancione d’ordinanza. Tutto questo per dire cosa? Non che sia imprescindibile averlo vissuto per forza in prima persona per poter comprendere di cosa canta veramente Alex Turner, ma mi si conceda di affermare che essersi trovati in ognuna di quelle situazioni non ne offre una semplice intuizione, bensì ne trasmette fortissimo l’odore del visto e vissuto sulla propria pelle. Quello della estenuante, ciclica normalità di un qualunque centro abitato del Regno Unito (escludendo Londra, che è per certi aspetti un mondo a sé, una prospettiva avulsa dal resto del paese). A questo loop esistenziale, quelle genti hanno tradizionalmente contrapposto uno strumento con cui romperne e minimizzarne gli effetti avvilenti: il wit, ovvero la canna di fucile del proverbiale humour britannico. Il wit, termine a suo modo intraducibile, è parte fondamentale di questa predisposizione culturale, e chi lo abbia incontrato in letteratura, sappia che non ne è pedagogica emanazione, anzi è quest’ultima che solitamente ne viene arricchita. Premesso ciò, i testi di Turner possono dirsi efficacissimi esponenti di questa attitudine a descrivere la realtà attraverso il filtro dell’ironia, se non addirittura del sarcasmo, in numerosi casi. Conseguentemente, allora, dovrei perlomeno esporne qualche esempio esplicativo, ma quasi si farebbe prima ad elencare i versi necessariamente banali ed ignorabili che,sorprendentemente, non risultano pervenuti. Già, perché ogni singola canzone è densamente pregna di un’incredibile capacità di ritrarre gli aspetti essenziali di soggetti, luoghi e situazioni tipiche delle serate tipiche di un tipico fine settimana britannico. Questo aspetto del disco è fondamentale, perché lo rende una sorta di concept album sulle nights out dell’attuale generazione d’Oltremanica. E l’affresco che risulta non propone affatto un generico piano lungo, bensì si dipana attraverso un impressionismo solo apparente che, in realtà, mette a fuoco i dettagli con precisione chirurgica, lacerante, rivelatrice dell’essenza vera del “paziente” scannerizzato. ”A young girl’s telephone beeps…Oh you’ve saved me, she screams down the line/ the band were fucking wank and I’m not having a nice time”. Sì, è proprio lei, la a malapena ventenne per cui zoccolare fuori in gruppo, anche nelle notti invernali più gelide, “coperta” esclusivamente di top ultrascollato e minigonna denim pare essere un obbligo morale. Ed è sempre lei, la stronza “Topshop princess and a rockstar too” tirata in tette strizzatissime, quella che lui “can’t see through your fake tan/ oh ya know it for a fact/ that everybody’s eating outta your hand”. E sono solo due esempi degli impietosi ritratti del gentil sesso. Tuttavia, Turner è ben lungi dall’agire come mero megafono per lo sterminato esercito di coloro a cui nessuna la da mai. Anzi, che indossino “classic Reeboks or knackered Converse or tracky bottoms tucked in socks”, sono quelli che escono con più lividi dalla pioggia di fendenti rifilata dal nostro. Sì, proprio loro, i chavs in white cui “one look sends it coursing through the veins/ oh how the feeling races back up to their brains to form expressions on their stupid faces”. Potrei andare avanti ad oltranza, ma questi esempi sono più che sufficienti.
”E il lato musicale dove lo metti?”, si chiederà qualcuno. Sbrigo velocemente questa pratica, dicendo che la produzione del disco è convincente nel caratterizzare sia i momenti più aggressivi che quelli più morbidi, facendo risultare un suono tipico, personale e riconoscibile. Sul lato live non posso pronunciarmi, avendo perso Reading per una circostanza sfigata (dico Reading perché forse sarebbe stato il momento migliore per vedere che sanno fare on stage, essendo la pagina conclusiva e più attesa del loro primo capitolo) ed avendo sentito pareri discordi e generalmente, ad essere onesti, non molto positivi.
Per concludere, ribadire questa peculiarità (che non scopro certo io) dell’essere efficacissimi cantori della vita di tutti i giorni è fondamentale per capire i motivi del successo clamoroso degli AM (il ‘pompaggio’ dei media ha avuto il suo ruolo, ma attenzione a non pomparne a sua volta smisuratamente l’impatto). Normale ciò di cui raccontano e normali loro, in quell’aspetto così anti-rockstar da renderli antipatici a molti. Sembra quasi non vogliano scappare da ciò che non possono fare a meno di raccontare. A pensarci, che differenza da un debutto (quello che è da oltre un decennio il termine di paragone con cui ogni guitar band deve misurarsi) come Definitely maybe. Se quegli Oasis erano la dichiarazione di voler scappare dalla normalità per lanciarsi nello rock stardom, gli AM non ne fanno una speculare rivisitazione, bensì dipingono come trovare poesia nell’ossessivo ripetersi della deprimente quotidianità di Sheffield. Non ci sono slanci di fuga verso il sogno edonistico del successo, anzi questo viene deriso nel quadretto della “supercool band” dei poveri che si atteggia sorseggiando vino bianco e ripassa i propri versi, con tutta probabilità condannati allo sciacquone del dimenticatoio.E’ quasi come se, ad osservarla, la vita in quei luoghi non possa proprio scaturire in nulla di speciale. Perché spesso non può esserci niente di più normale del vivere nel Regno Unito.
Care lettrici, cari lettori (anche se è passato così tanto tempo dal mio ultimo accesso in questi lidi che non so neanche più chi ci legge), dopo il lunghissimo periodo di dissintossicazione dal web rieccomi qui a scrivere due righe sulle gloriose pagine del Magic Bus. Mi scuso con i miei copiloti per il periodo di assenza ma, come ha avuto modo di dire più volte il prode Modbrother nella sezione commenti, c'è vita al di là dello schermo... eccome se ce n'è. Un abbraccio ai miei colleghi quindi, credo di essere tornato in carreggiata. Ci voleva un bello scossone per farmi tornare da queste parti, anche perchè, essendo abbastanza in pace col mondo, non avevo particolare veleno da gettare verso alcuna band e/o rivista e/o sito. Lo scossone è stato dato dal caro Irvine Welsh che con il suo nuovo romanzo mi ha lasciato varie riflessioni che volevo mettere su carta. "I Segreti Erotici dei Grandi Chef" si presenta con una copertina nera, ravvivata da una banana rossa di warholiana memoria, con una subliminalissima vagina in quarta copertina. Sono abbastanza spaesato nel leggere il titolo. Welsh ci aveva abituato a titoli lapidari, al massimo di due parole (Acid House, Tolleranza Zero), nella maggior parte dei casi inerenti a droghe. Intuisco che questo sarà un romanzo diverso, a partire dal numero di pagine, per gli standard welshiani. L'ambiente è sempre lo stesso, quella Edimburgo cattiva, popolata dagli spurghi dei peggiori pub del Regno Unito. In questa Scozia si intrecciano le vite di Danny Skinner e Brian Kibby, che si ritrovano a lavorare nello stesso ufficio di ispezione delle cucine dei migliori ristoranti di Edimburgo, con Brian che diventa subito vittima delle frecciate di Danny. Mark Renton della situazione Danny, ragazzo tranquillissimo e sfigato cocco della famiglia Brian. Le prime 150 pagine si susseguono in una piattezza disarmante. "Ma è un romanzo di Welsh questo?" mi domando più volte. Non è cattivo, non si fa riferimento a droghe particolari, a parte qualche sporadico tiro di coca che accompagna le risse da stadio dei classici personaggi alla Welsh. Brian Kibby è il classico sfigato alla Comic Book Guy dei Simpson, uno che partecipa a tutte le riunioni dei fan di Star Trek, uno che legge religiosamente il Game Informer, uno che cura in maniera maniacale il suo villaggio virtuale in Harvest Moon, uno con pesanti problemi di relazione con l'altro sesso (favolosa la parte in cui Welsh ci fa conoscere il contenuto del suo Ipod, carico di Keane, Coldplay, Travis e Maroon5, la cricca buonista del rock britannico, per intenderci). Danny Skinner invece è leggermente diverso dal prototipo dell'antieroe amato dallo scrittore scozzese. E' si un Mark Renton, ma ha anche molta fibra morale. E' un bravo lavoratore a cui piace spassarsela. Ha delle storie amorose non troppo disordinate che, però, non riesce a mantenere. Ma soprattutto non ha mai conosciuto suo padre. Sua madre era una punk originale, del 77, una che sbavava per i Clash e le altre band punk locali. Beverly Skinner era una ragazza madre e non rivelerà mai a Danny l'identità di suo padre per l'astio che ha verso quest'ultimo. Proprio mentre penso che Irvine Welsh sia stato addomesticato dal successo e dai soldi ecco che succede la cosa che non ti aspetti. Una trovata neanche troppo originale ma spietata nella sua semplicità (che non rivelerò per chi volesse leggere il romanzo), un espediente che fonde l'arcano alla base del "Ritratto di Dorian Gray" con "Lo Strano Caso del Dr Jekyll e del Signor Hyde". Di colpo il libro prende la piega che aspettavo. Umorismo nero, violenza gratuita, scrittura pungente, trovate cattive e folli si abbattono sul povero Brian (tra cui la morte del padre) che sarà costantemente sull'orlo della pazzia. La storia di contorno è abbastanza fragile e riassumibile in poche righe: Danny è costantemente alla ricerca di suo padre per capire sè stesso, per cercare di risolvere il suo alcolismo cronico, la sua voglia costante di risse, per capire insomma le sue perversioni più nascoste pronte ad uscire da un momento all'altro. Il suo rapporto con Brian si fa sempre più morboso, sia per l'oscuro arcano di cui sopra che lega i due con un perverso cordone ombelicale, sia perchè, verso i 3/4 del libro si innamora della sorella dello sfigato Kibby. Tra cattiverie gratuite e sarcasmo folle, il libro ci porta alla tristissima conclusione a pagina 430. Ed è qui che partono le mie riflessioni. Mi è piaciuto questo libro? Sicuramente. Però è diverso dagli altri romanzi dello scrittore. Welsh è sicuramente cresciuto, forse stanco di infilare una cattiveria dopo l'altra e rinforza l'intreccio una storia vera e propria, attaccato ad una fervente voglia di vivere, ma non più a tutti i costi. La sua scrittura è sempre acuminata, arricchita da citazioni precise e ricercate, che vanno dal campo dei videogiochi (quantomeno spassosa la citazione a GTA, per segnalare il cambiamento di personalità di Brian Kibby, che decide di passare a giocare a qualcosa di più cazzuto del solito Harvest Moon) a quello della musica (con citazioni che partono dai Clash, passando per gli Oasis e i Dandy Warhols, per arrivare al portavoce della generazione dei nostri tempi, Mike Skinner in arte The Streets - anche qui spassosa la parafrasi che fa del testo di Let's Push Things Forward, che in pochi coglieranno). Allo stesso tempo però noto un Welsh che non da via d'uscita ai suoi personaggi. Il finale tragico (MINI SPOILER: una sorta di Ritratto di Dorian Gray del 2006) rende onore ad un libro che non poteva andare diversamente. Un finale a lieto fine sarebbe stato fuori posto oltre che oggetto di disapprovazione totale, che avrebbe fatto abbassare a dismisura il mio voto personale a questo libro. Nella Edimburgo de "I Segreti Erotici..." non c'è scampo. Una città figlia del punk (del lato distruttivo del punk), dove l'alcol è il nemico numero uno (le droghe svolgono un ruolo praticamente nullo in questo romanzo), dov'è impossibile intrecciare rapporti genuini, dove il sesso è solo un altro strumento di dissoluzione. Persino nella sua novella più riuscita ed apprezzata, Trainspotting, c'è una parvenza di redenzione. E questo dice tutto.
Non capisco come faccio sempre con un certo anticipo ad indovinare le cose. Forse sono un veggente o forse nel mio subconscio capisco sempre chi mi sta prendendo per il culo e probabilmente sono tremendamente masochista per decidere di farmi fare male ogni volta. In questo mondo di finti sorrisi, di pugnalate alle spalle e di gente che viene trattata con lo stesso riguardo di un bicchiere di plastica, francamente non vedo che funzione possa continuare ad avere il sottoscritto. Scelte sbagliate, ferite e vite spezzate ma alla fine che vi frega? Siete tutti uguali. C'è chi sa recitare più o meno bene la parte del buon Samaritano, ma la realtà è che nessuno ha la faccia per dire quello che fa. Clap Clap. L'essere sempre l'eterno "vorrei ma non posso", l'ultima ruota del carro o la medaglia di bronzo mi dà fastidio. Ho buttato tutto via per un vostro sfizio, ora (anzi da parecchio) che ve lo siete tolto posso anche restare confinato in un bel ghetto, senza magari la possibilità di cercare una scopa per raccogliere i cocci. Si perchè il fatto è questo avete anche la faccia di merda di insistere a dover rompere le palle. Almeno abbiate il coraggio di togliervi di torno e di vergognarvi almeno un pochino, ma sarebbe chiedere troppo a chi ha sempre detto una cosa e poi puntualmente ha fatto l'opposto. O a chi non ha mai avuto il coraggio di guardarti negli occhi per dirtelo, ma ti ha solo trattato come il suo bambolotto personale da mettere puntualmente di fronte al fatto compiuto, sperando che magari non se ne accorgesse neppure. Beh diciamo che sono sempre più convinto che qui non si raddrizzi mai nulla, non mi va di fare i giochetti, quindi non c'è bisogno che vi preoccupiate. Le vostre molteplici vite separate sono al sicuro. Quelli come noi sono solo dei facili bersagli da prendere e da usare, perchè forse siamo troppo stupidi per capire tutto subito. E' semplice poi fare certe cose e neanche prendersi le responsabilità, essere spocchiosi con chi davvero ha fatto qualcosa per voi, ma non vi accuso di niente. Siete fatti così: è la vostra natura. Siete solo stati bravi a nasconderla bene, o forse non siete riusciti neanche a fare questo ma eravamo troppo orbi noi.
Da oggi facciamo che il sottoscritto non si farà vedere e sentire per un pò. Con voi per sempre. Con i lettori di questo blog non so per quanto ma sinceramente ho altre cose più importanti da fare, tipo tagliare un bel pò di cordoni ombelicali e pensare solo a me stesso. Mi scuso. Ma è tempo che finalmente pensi solo a me.
Prima o poi ci risentiremo su queste pagine, lasciate in ottime e fidate mani.
Tra poco ho il treno, è meglio tornare nel mio nuovo paese dei Balocchi. Beati voi che per trovarlo non siete dovuti emigrare.
Compilation per il viaggio: Arcade Fire, Mogwai, il prossimo album dei Bloc Party, Johnny Cash, Sigur Ros, Postal Service, Mum, Beirut, Appleseed Cast e Bright Eyes.
Non vi preoccupate non metterò questa roba. Ma ne ho bisogno per non urlare in un affollato treno che mi riporterà forse dove penso di meno e dove le ferite fanno meno male e c'è chi può, anche senza volerlo, un minimo disinfettarle.
A titolo impudentemente autopropagandistico, segnaliamo ai nostri lettori che ben tre quinti del direttivo del World (In)Famous Magic Bus saranno posizionati, venerdì 27 c.m. dalle ore 22, entro la neonata gabbia per dj dell'Arci Taun di Fidenza (Pr) per proporre la selezione più incoerente, infettata, imbrattata, spiazzante, destabilizzante, golpista e deontologicamente scorretta che si possa immaginare.
Tutti coloro che ritengano di volerci incontrare per reclamare conti in sospeso, addebitarci improvvise maternità indesiderate, truccare partite IVA e/o ricevere informazioni prezzolate su personaggi più spariti di Shivaree, sono quindi forniti di un pretesto irripetibile per unirsi ad un elitarissimo consulto di numerosi membri dell'intellighenzia più sopraffina dell'arrogantissima Pahvma (dove tra l'altro, se non ho osservato male, pare che l'ultimo, desolante trend sia quello di sostare sui gradoni ai piedi delle scale mobili dell'opulento Bahvilla Centehv smanettando sul proprio laptop, secondo la logica ricorrente dell' "Appaio dunque sono". Speriamo di poter celebrare al più presto uno dei nostri inesorabili funeral). Poi non dite che non ve l'avevamo detto.
il giorno in cui i jet coraggiosamente lanciano sul mercato un disco imbarazzante che come singolo d'assalto propone una canzone che condivide il titolo con un'altrettanto imbarazzante quando dimenticato pezzo dei peggiori oasis il sottoscritto riguadagna la stima di un tempo per pitchfork: con questa recensione vi perdono tutto quello che avete fatto negli ultimi tre anni: quello 0.4 all'ultimo dei weezer, i 9.1 regalati a 50 cent e un'infinità di altre puttanate che adesso non mi va di ripetere.
giusto per non essere tacciato di essere prevenuto verso questa o quella band, nel loro myspace potete rendervi conto di quando sia senza speranza put your money where your mouth is. preciso che io non l'ho fatto.
ah, il 20 ed il 21 verranno in italia, una maratona di topazio o milagros potrebbe rivelarsi più coinvolgente ed esaltante di quella cover band di iggy pop.
nonostante siamo a fine 2006 mi sento in dovere di precisare che le parole sottolineate sono link.. ovvero se ci cliccate sù col mouse vi teletrasportano in luoghi lontani.
In un'epoca in cui chi dichiari fede in una qualunque Entità superiore -o quantomeno un briciolo di timor di Dio- viene bollato come plagiatomentale-retrogrado-reazionario-credulonelobotomico (insomma un Homer Simpson senza il suo appeal adiposo) oppure è rispettosamente riconosciuto adepto di una fede a cui anche Gesù, se fosse vivo, aderirebbe (...), noi continuiamo a leggere la nostra Bibbia.
"We've got so much left over from the last album, at least another two or three albums worth of material". E' un'asserzione che sa di minaccia. Pensare che i nostri remotissimi paladini possano affliggerci per almeno altri due- tre!! album con gli scarti del più grande pacco dai tempi dell'accoppiata Andrade-Renato, è una prospettiva di una desolazione coventriniana (meta-autocit., feeeega!). Perdipiù, se il titolo del disco è quello di una canzone che non vi è contenuta. Caro Noel, noi ti vogliamo bene, lo sai, ma saresti più corretto a chiederti se sia il "material" ad essere "worth of an album".
Supportate o crepate. E' per colpa vostra che non hanno soldi a sufficienza per permettersi una copertina decente! Trattieni il respiro. Il 2007 è vicino. E tu li hai già visti dal vivo.
Un blog talmente intollerante che a confronto Marco Dimitri è il Papa Buono.
about (b)us
Simone ascolta: Bob Dylan, Blind Willie McTell, Tampa Red, Cole Porter, The Staple Singers, Sly & the Family Stone, Hank Williams, The Velvet Underground, Os Mutantes, Jorge Ben, Robert Johnson, The Coral, The Stands, Leonard Cohen, The Hokum Clones, Love, The Cubical, ZZ Top, The Hunters, Shack, Gal Costa legge: "Saison En Enfer" di Arthur Rimbaud, "Manfred" di Lord Byron, "Lettere" di John Keats guarda: The Meaning Of Life, Nodo Alla Gola, Shaolin Ex-Monk, Radio Days, Papillon, Amore & Guerra
Francesco ascolta: Arctic Monkeys; Be Your Own PET; The Long Blondes; The White Stripes; The Streets; Yeah Yeah Yeahs; Giant Drag; DFA 1979 legge: NME; Rolling Stone; Videogiochi; Peanuts; Dilbert; Dylan Dog d'annata guarda: David Letterman Show; The Office; Cartoni animati demenziali analizzati con piglio scientifico; ad intervalli di tempo più o meno regolari Trainspotting
Matteo GesorozzE ascolta: Primal Scream; Arcade Fire; Baustelle; Madonna; The Stone Roses; Vitalic; The Hacienda; Vive La Fete; Everything from the 90's; http://www.last.fm/user/Gesorozz legge: Tutto tranne Il Mucchio e Losing Today; Lemmy La Sottile Linea Bianca guarda: Ghost World; Trainspotting; The Goonies; Roma A Mano Armata; Banditi A Milano
Luca ascolta: Charlotte Gainsbourg, David Bowie, The Guillemots, Humble Pie, Kraftwerk, Peter Bjorn and John, Pink Floyd, Pulp, Serena Maneesh, The Long Blondes, The Stooges, The Twang legge: Gomorra, Il sangue dei vinti, Heart of darkness guarda: Crash, Quiz show, Woody Allen, Goodfellas, ER, Indietro tutta